L'Anello del Nibelungo
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Titolo originale: Nibelung no Yubiwa
Data di prima pubblicazione originale: 1992
Volumi edizione originale: 8 (conclusa)

L’anello del nibelungo è senza dubbio l’opera più ambiziosa di Leiji Matsumoto, che riprende tutti i suoi principali personaggi facendogli rivivere le mitiche gesta narrate da Wagner nel suo “Anello del Nibelungo”, opera lirica in quattro parti.
Nell’opera originale i protagonisti sono Wotan, dio creatore e dominatore di tutto, ed Alberich, della stirpe dei nibelunghi. Sarà quest’ultimo a dare il via alla vicenda rubando l’oro del Reno e facendosi forgiare con questo un anello tale da permettergli di dominare tutto. La situazione di decandenza persistente nel mondo e la volontà di dominare metteranno l’uno contro l’altro gli dei, i nibelunghi e quanti altri fino alla tragica conclusione, il crepuscolo degli dei.
La serie di Matsumoto, grande appassionato sia di musica classica che di miti nordici, riprende le basi dell’opera nonché i personaggi principali, inserendo nel contesto tutti i suoi più grandi eroi. A questa grande avventura epica parteciperanno infatti Harlock e Tochiro, seguiti a ruota da Emeraldas, Maetel e tutto il resto della combriccola piratesca. Questa volta non saranno il paradiso o il sottosuolo i palchi dove l’opera verrà messa in atto, ma l’universo intero, che i protagonisti varcheranno con i loro vascelli spaziali.
Il loro coinvolgimento nella saga avverrà per mano di Mime. Quest’ultima rivela ai suoi compagni che suo fratello Alberich ruberà l’oro del Reno, portando così il caos nell’universo. Nonostante il loro impegnò, l’oro verrà rubato e l’anello verrà forgiato sulla Terra per mano di Daiba, che entrerà poi nella ciurma di Harlock. Non essendo riusciti a bloccare Alberich, il gruppo partirà al suo inseguimento senza essere consapevole del pericolo che l’universo corre. Se gli dei, la razza dominante nell’universo, venissero distrutti e con loro venissero meno le loro tecnologie, il cosmo stesso tornerebbe a comprimersi in un grande e nuovo big bang, annullando tutto ciò che esiste.
La saga originale si compone in 4 parti: l’oro del reno, la valchiria, sigfido, il crepuscolo degli dei. Purtroppo l’opera è piuttosto complessa ed a me sconosciuta, per cui è difficile fare un parallelo tra le due opere.
La narrazione dell’opera è piuttosto complessa. Vengono fusi due universi definiti, quello di Matsumoto e quello di Wagner, per creare un’opera nuova che richiama entrambi senza però essere pienamente coerente. Gli appassionati dell’opera lirica potrebbero trovare un po’ indigesto vedere come tutto quanto è stato modificato, mentre ciò potrebbe essere non vero nel senso opposto. Vedere finalmente insieme tutti i personaggi di Matsumoto potrebbe suscitare emozioni incredibili per i lettori più innamorati di questi eroi.
Lo sviluppo della storia è interessante ma a tratti inquietante. La seconda parte della saga infatti è una sorta di flashback dove ci viene mostrato Great Harlock, il padre dell’Harlock che tutti conoscono, e la sua storia assieme al padre di Tochiro. Non è tanto il flashback a stupire, quanto il fatto che gli adulti sono una copia esatta di quello che diverranno i loro figli, ed i bambini stessi sono macchiette di quel che diverranno. In un’apparizione Maetel e Emeraldas bambine verranno mostrate come da adulte, solo rimpicciolite, una col vestito nero ed il tipico cappello, l’altra già vestita da piratessa con il fermaglio a forma di teschio. Data l’importanza dell’opera, nonchè la sua complessità, certe scelte sembrano effettivamente controproducenti.
Aòtra cosa da far notare è che la serie a fumetti non contiene l’ultima parte, il crepuscolo degli dei, ma è impossibile sapere se la conclusione è stata anticipata oppure se è mancante.
La seconda parte della serie, la valchiria, è da considerarsi un manga storico, in quanto primo manga ad essere distribuito al pubblico attraverso internet. Questo può essere visto anche attraverso la struttura delle tavole, sempre divise orizzontalmente a metà per permettere al fruitore una lettura più agevole.
Il disegno non presenta sorprese, rientrando pienamente nella media stilistica dell’autore, con ottime rappresentazioni della tecnologia ma resa altalenante dei personaggi.





