Ultra Heaven
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Titolo originale: Ultra Heaven
Data di prima pubblicazione originale: 2002
Volumi edizione originale: 3 (in corso)

Quanto il movimento dei pompies ottenne la liberalizzazione sembrò un cambiamento epocale destinato a migliorare il mondo, un sogno realizzato tale da cambiare radicalmente il modo di vivere dell’umanità.
Anni dopo la situazione non è così rosea, o forse l’umanità si è assuefatta al cambiamento. Il termine “assuefatta” non è casuale, infatti la liberalizzazione di cui parliamo è quella delle sostanze in grado di alterare lo stato della mente.
Nel mondo in cui è ambientato questo fumetto ogni uomo ha la possibilità di consumare prodotti in grado di indurre chimicamente il suo corpo a provare certe sensazioni, che siano positive o negative. I prodotti, che oggi sarebbero considerati altamente pericolosi, vengono tranquillamente pubblicizzati in tv e consumati sia in casa che in appositi locali, denominati Pomp bar, dove il barista sceglie i prodotti o i cocktail più adatti per i suoi clienti.
In un mondo dove tutte le sensazioni sono artificiali (al contrario di Matrix, dove i personaggi vivevano sensazioni vere in un mondo artificiale) e dove tutti sono potenziali drogati, non è cambiato poi molto: l’eccesso è sotto portata di mano, e pochissime sostanze sono ritenute proibite e controllate da un ufficio igiene che ha pieni poteri sui tossici in condizioni estreme.
Il protagonista della storia è Kabu, un piccolo spacciatore. Tossico ormai fino al midollo, ed assuefatto ad ogni tipo di viaggio, riesce a provare la felicità nell’estasi della droga, odiando in modo ipocrita coloro che hanno fatto nascere quella società che l’ha constretto all’eccesso. Dopo aver provato sulla sua pelle un’overdose per aver combinato due droghe incompatibili, passa le sue giornate in cerca della roba con cui farsi, finchè non trova uno sconosciuto che gli offre una nuovissima droga illegale, ovvero Ultra heaven.
Da quel momento parte il suo viaggio incredibile, e probabilmente anche quello che era rimasto di sano del suo cervello. Il viaggio è incredibile: sogno e realtà si combinano senza soluzione di continuità, provocandogli reazioni isteriche e gioie e dolori sfrenati. Le sue azioni sono vacue e concrete allo stesso tempo, ed è impossibile capire quali saranno i risvolti.
Ultraheaven è un manga assolutamente fuori dai canoni del fumetto giapponese, assolutamente underground, ma anche assolutamente spettacolare. Dal punto di vista della sceneggiatura il risultato è un po’ incerto: la storia parte in modo piuttosto canonico, presentandoci il protagonista in varie situazioni per farci capire il suo carattere ed il suo modo di fare. Al momento in cui si fa di Ultreheaven invece tutto cambia. Pare che l’ordine degli eventi cambi, nel senso che l’ordine della narrazione sta tra presente, presente alterato, sogno e flashback, in un impasto tale da farci capire solo dopo quale potrebbe essere l’ordine degli eventi. Ancora peggio, l’unico altro personaggio conosciuto ad aver usato quella droga ha dimostrato di poter premonire anche il futuro, e tanto basta per complicare questo gioco dove entrano in ballo polizia, sensitivi e scienziati con manie di esperimenti strani.
A prescindere dalla storia, che potrebbe anche dimostrarsi un mero prestesto, l’aspetto che rende unico questo manga è il suo disegno, che potrebbe definirsi come il punto d’incontro tra Milo Manara e Katsuhiro Otomo. Grande attenzione sia ai personaggi che ai fondali, abbondando col tratteggio e usando i retini solo per dare ulteriore profondità. Le tavole sono piene e le soluzioni grafiche della “realtà” sono eccellenti. Quello che stupisce è il delirio del viaggio onirico, dei deliri visivi e degli effetti della droga, che decuplicano la cura della tavola cambiandone la struttura ed aumentandone i dettagli.
Il manga è obiettivamente di nicchia, e non ne fa segreto. Senz’altro non è digeribile da tutti, ma se avete voglia di farvi un viaggio, perchè non provare?





