Elisabetta
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Titolo originale: Elizabeth - kuni to kekkon shita jyoou
Data di prima pubblicazione originale: 1999
Volumi edizione originale: 1 (conclusa)

La serie in questione racconta, in modo lievemente romanzato, le vicende della fanciulla che, nel 1558, divenne Elisabetta I regina d’Inghilterra.
Dopo la condanna a morte della madre ed il suo esilio per ordine del padre re Enrico VIII (l’uomo che dette origine alla religione protestante) Elisabetta crebbe lontana dal trambusto e dalle trame politiche, che miravano a controllare e guidare la successione al trono.
Fu la morte della sorellastra Maria, il cui regno durò solo 6 anni, a cambiare completamente la sua vita, portandola dall’esilio al trono inglese.
Una volta diventata sovrana d’Inghilterra, i complotti contro la sua persona e l’impossibilità di sposare l’amato Robert Dudley, nobile di bassa lignaggio conosciuto in gioventù, furono solo alcuni degli elementi che la portarono ad isolarsi ed indurirsi sempre di più. La lotta interna tra cristiani e protestanti, infatti, si fece sempre più aspra e Elisabetta non potè più fidarsi di nessuno, nemmeno delle persone che amava di più.
Fu per tutti questi motivi, ma anche per evitare che qualche regnante straniero si impadronisse dell’Inghilterra prendendola in moglie, che la regina decise di non sposarsi mai, consacrando così l’intera sua vita alla sua amata nazione.
Elisabetta è un dramma storico, che riprende le vicende storiche rileggendole in chiave shojo, accentuando certi aspetti usando gli stilemmi narrativi tipici del fumetto per ragazze, senza mai però diventare eccessiva. Riyoko Ikeda, mamma di “Lady Oscar” e “Orpheus”, firma infatti la sceneggiatura di questo albo. La sceneggiatura dell’albo si basa piuttosto fedelmente, essendo uscito più o meno in contemporanea, sulla trama dell’omonimo film, piuttosto che su un’autonomo lavoro di documentazione.
La realizzazione grafica è lasciata nelle mani dalla sua giovane assistente Erika Miyamoto, artista visibilmente influenzata dalla sua maestra, anche se non altrettanto dotata, regalandoci così tavole caratterizzate dallo stile della “vecchia scuola”: personaggi flessuosi con lineamenti del viso decisi e spigolosi, che ben riescono a caratterizzare i vari protagonisti. Il bianco e nero e l’uso di diversi tipi di tratti è preferito all’eccesso di retini.
L’albo autoconclusivo, da solo, non approfondisce nessun aspetto in particolare della vita della grande regina, ma ce ne dà un’infarinatura generale. Il volume è arricchito da una discreta mole di note finali che correggono alcune imperfezioni, volute o meno che siano, ed ampliano certi aspetti affrontati nell’albo.





