Questo non è il mio corpo
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Titolo originale: Shibou toiu na no fuku wo kite
Data di prima pubblicazione originale: 2002
Volumi edizione originale: 1 (conclusa)

Noko Hanazawa è una giovane “office lady” con un pessimo rapporto con tutti, anche e soprattutto con se stessa. Questo suo carattere debole, che la fa diventare succube degli altri, si sfoga in una vera e propria ossessione per il cibo. Mangiare diventa l’unica oasi felice della ragazza, che si abbuffa per ogni minimo problema che le si presenti, con l’illusione che il cibo la farà diventare più forte.
Questo, ovviamente, incide non poco sul suo aspetto fisico, fonte di ulteriore insicurezza e rassegnazione, nonché elemento che Noko accusa come causa di tutti i suoi guai, rispetto ad un mondo che sembra non accettarla e che la spinge a mangiare sempre di più. L’unica sua consolazione è il suo ragazzo, Saito, con cui sta da otto anni e che non sembra avere alcun problema con il suo aspetto fisico.
Il fragilissimo equilibrio della ragazza si spezza quando scopre che Saito la sta tradendo con Mayumi, la più bella e ammirata fra le sue colleghe nonché la più meschina nei suoi confronti. Noko non riesce però a reagire alla situazione, non avendo il coraggio di affrontare il ragazzo per paura che questo decida di piantarla lasciandola sola. L’unico chiodo fisso è quello che, se fosse magra, Saito non la tradirebbe mai ma, nello stesso tempo, l’unico modo che trova per riuscire ad andare avanti è abbuffarsi di cibo.
Quando la situazione sembra farsi insostenibile Noko trova il coraggio di iscriversi in un centro dimagrimento dove i risultati, però, sono piuttosto scarsi. Non riuscendo a smettere di mangiare fino a scoppiare la ragazza, un giorno, decide di provocarsi il vomito iniziando così una spirale perversa che la condurrà verso la bulimia.
La progressiva perdita di peso della ragazza, che riesce quindi a raggiungere in modo perverso il suo obiettivo, scatena però qualcosa nelle persone che le stanno attorno. La vita tranquilla che l’attendeva stenta ad arrivare, e l’equazione per cui la perfezione dell’aspetto esteriore equivale alla felicità nei rapporti interpersonali inizia a vacillare. Sembra impossibile per lei riuscire a capire che la felicità non si ottiene omologandosi al mondo circostante, ma trovando piuttosto un ambiente e delle persone in grado di accettare il proprio modo di essere.
Questo manga racconta in maniera molto schietta i problemi legati a quella che oggi giorno è considerata una condizione senza la quale è impossibile essere accettati dalla società: la magrezza.
Ma, come è noto, l’apparenza inganna e il problema reale si dimostra tutt’altro: tutti i personaggi della storia, a partire dalla protagonista, sono persone fragili e dipendenti da qualcuno o da qualcosa, incapaci di andare avanti da soli. Nessuno è perfetto, nemmeno le persone che all’apparenza sembrano migliori.
Ma trovare un proprio equilibrio è difficile e cambiare, scucendosi di dosso un’etichetta che si porta ormai da molti anni, sembra troppo complicato per riuscirci.
Quella che vediamo rappresentata è una società aderente a quella reale, in una situazione critica e complessa da risolvere; non c’è spazio, dunque, per disegni leggeri o eterei.
Il particolare stile di disegno dell’autrice si rivela pertanto estramente adatto al suo compito. Pur essendo effettivamente estremamente essenziale, forse ai limiti della tolleranza, si rivela molto esplicativo, capace di far comprendere a pieno la gamma di sentimenti dei protagonisti e, ovviamente, le loro debolezze.





