Il sigillo azzurro
Titolo originale: Ao no fuin
Data di prima pubblicazione originale: 1992

La povera Soko Kiryu, che come ogni normale studentessa vorrebbe avere amori e sogni come quelli di qualsiasi altra ragazza, scopre di essere nientemeno che Soryu, colei che grazie alle proprie doti ridarà vita alla razza degli oni: demoni odiati e temuti dagli esseri umani.
Scoprirlo non sarà nè pacifico nè indolore. Si renderà conto di avere sulle sue spalle un destino non voluto quando, dopo uno strano malessere, ucciderà un suo compagno di classe e subirà un attentato alla sua vita da parte di Akira, primogenito della potentissima famiglia Saionji.
La famiglia Saionji, conosciuta anche come la famiglia dell’est, è composta da cacciatori di oni ed il suo primogenito è chiamato Byakko, l’unico che ha la forza necessaria per contrastare i poteri innati della regina degli oni.
Viene da se che Soko non vuole né morire né uccidere i poveri umani per ricostituire la stirpe degli oni. Di questo se ne renderà ben presto conto Akira che, anche se vincolato dal dovere impostogli dalla sua famiglia, cercherà di aiutarla a trovare un modo per salvare capra e cavoli, finendo per innamorarsene.
Dall’altra parte delle forze, che da tempi immemori si preparano al ritorno degli oni, agiscono per convincere la ragazza a seguire la sua natura, anche con l’uso della forza.
In tutta la vicenda ci sarà un barcamenarsi della ragazza tra queste due fazioni e, nella seconda parte della serie, assisteremo al ritorno degli oni in Giappone. Come in ogni dramma che si rispetti, la giovane dovrà dividersi tra l’amore e la pace interiore, cercando di far coesistere la razza umana, che le ha dato i natali, e la razza dei demoni, che la venera come una dea. Ovviamente non sarà per niente facile.
Il sigillo azzurro è un manga che parte da una base in qualche modo interessante, in grado di attirare fin da subito l’attenzione per la particolare vicenda della protagonista, perlomeno fino a quando non le si vedono spuntare il cornino e le zanne (come lamù, ma meno esibizionista).
Andando avanti l’autrice perde il filo di una storia potenzialmente avvincente, allungandola con questioni e personaggi non all’altezza dell’incipit iniziale, riprendendosi però verso il finale. Nel momento in cui cerca infatti di far combaciare tutti gli elementi riesce a fare una cosa non da tutti, quantomeno con storie così articolate, ovvero arrivare ad un finale in grado di chiarire tutte le questioni in modo chiaro e coerente.
Nonostante l’evidente calo qualitativo nella fase centrale, e nonostante sia una serie piuttosto canonica, i lettori di shojo in cerca di una buona variante alla normale storia d’amore potrebbero apprezzarlo per i suoi aspetti fanta/horror.
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