Princess tutù
Titolo originale: Ahiru no Ballet
Data di prima pubblicazione originale: 2003

Ahiru, in italiano “papera”, è una giovane studentessa dell’istituto Kinkan, prestigiosa scuola famosa per i suoi corsi di danza. Anche la nostra giovane protagonista ama danzare, tanto che il suo più grande sogno è proprio quello di indossare un favoloso tutu e ballare con il principe dei suoi sogni. Il principe compare ben presto: Mytho, affascinante sempai della scuola e bravissimo ballerino, soggiogato però dalla volontà di Fakir, un compagno di scuola. Indossare un bel tutu e danzare leggiadramente è invece più difficoltoso.
Ahiru, come suggerisce il suo nome, è goffa e sgraziata ma, grazie ad un potente medaglione regalatole da una misteriosa signora, la nostra protagonista può trasformarsi niente di meno che in Princess Tutu: colei che danza per guidare i cuori… Questa eroina ha il compito di ritrovare i pezzi del cuore infranto di un principe che, manco farlo apposta, è proprio Mytho. Fakir però si oppone a questa missione sostenendo che Mytho soffrirebbe nel riavere un cuore, e insieme a lui si oppone anche la bella Princess Claire. Ce la farà la dolce e ingenua Ahiru a salvare Mytho e a realizzare il suo sogno?
Questo manga è stato realizzato per fare da complemento ad una serie animata e, in effetti, si nota. Le tante idee e i tanti spunti, che forse fanno dell’anime una serie fruibile, sono qui assemblati un po’ alla rinfusa per via della brevità della serie.
Il manga, stilisticamente più adatto ad un pubblico di giovani ragazze, perde molto per via del fatto che la trama è incentrata sul ballo: vedere l’eroina sconfiggere i cattivi con passi di danza può essere interessante nella fluidità delle immagini animate, ma perde decisamente di efficacia quando viene raffigurata in istantanee, dove le posizioni assunte dalla protagonista la fanno sovente sembrare ridicola. Il disegno è discreto con, a volte, delle scelte stilistiche che rimandano ad ammiccamenti erotici.
Nota interessante è un professore di danza con le sembianze di un gatto antropomorfo, che fa la sua comparsa a metà storia. La vena fantasy è chiara nella storia ma un personaggio del genere sfugge ad ogni logica e, probabilmente, è solo un’ulteriore appendice dell’originale anime dove un personaggio del genere, con il giusto spazio, si presta a innumerevoli gag.
Nota finale: il plot originale è di Ikuko Ito e Jun-ichi Sato.








