Pied Piper
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Titolo originale: Pied Piper
Data di prima pubblicazione originale: 2002
Volumi edizione originale: 6 (conclusa)

Pied piper è il titolo anglosassone della famosa fiaba del pifferaio magico. La fiaba racconta la triste vicenda in cui tale pifferaio, incaricato di risolvere un’invasione di ratti sfruttando il potere del suo flauto magico, si vendica sugli abitanti del villaggio uccidendone i bambini, dopo il rifiuto degli stessi di pagare il compenso pattuito.
Protagonisti del manga sono un gruppo di giovani, tutti con evidenti problemi di integrazione sociale, intenti ciascuno in una propria lotta personale, chi per sfogare le proprie frustrazioni, chi per dare ordine alla società che lo circonda e serenità a chi gli sta vicino. Ragazzi come l’impulsivo Nylon, nato ad Hong Kong e trapiantato a Los Angeles, che ora vive in Giappone col padre adottivo e la sorellina, tremendo con gli avversari (tanto da tatuarsi “sterminio” all’interno del labbro) ma docile con chi gli vuol bene. Oppure come Takahashi, ragazzo di origini cinesi, capo e protettore della gang dei 357: tutti giovani immigrati cinesi, abbandonati alla violenza del mondo ed ora uniti per proteggere la reciproca sicurezza.
Tra loro però spicca senza dubbio Natsuhiko, il pifferaio. Figlio di una famiglia estremamente ricca, era destinato fin da piccolo al gagaku, antica musica di corte suonata con un flauto al cospetto dell’imperatore. Dopo aver perso un dito, non si sa come, ha perso anche il destino che aveva davanti, ed ora vaga disinteressato a fianco dei compagni che incontra.
Apatico ed autolesionista (non solo per le ferite che si infligge da solo, quanto per il suo modo di dormire: legato ed imbavagliato, in un armadio), spento ed apparentemente disinteressato a quanto gli sta intorno, Natsuhiko è il perfetto opposto di tutti coloro che gli ruotano attorno, anche per le sue origini indubbiamente giapponesi.
Proprio per la sua diversità e per il suo modo di fare, il giovane può essere accostato al pifferaio magico, l’estraneo a cui viene richiesto di risolvere la situazione, che però sarà solo esecutore della rovina finale.
La narrazione è piuttosto ostica e difficile da digerire, necessitando più letture per comprendere gli avvenimenti. Inizialmente è difficile capire quale possa essere la trama della serie, in cui questi ragazzi sembrano costantemente minacciati da qualcosa intorno a loro che si concretizzerà ben presto.
Il disegno e la costruzione della tavola, sebbene notevoli, sono causa ed effetto di questa difficoltà, essendo dotate di grande capacità d’impatto ma spesso difficilmente comprensibili. Il tratto è discreto, una sorta di sintesi tra Ikegami e Sho-u Tajima: molto spesso ed arrotondato, perde di vista i particolari per dare cura all’insieme, coadiuvato da un eccellente utilizzo della computer grafica sfruttata per arricchire e non utilizzata per disegnare oggetti o persone. Le soluzioni grafiche sono eccellenti ed impressionanti: la pazzia di Natsuhiko viene rappresentata per esempio da formiche che compaiono nei momenti culminanti, sia dove ha agito o intorno al dito mozzato, come se fossero la concretizzazione della sua follia.
Per un parere approfondito sulla vicenda sarà necessario attendere qualche volume in più, in modo tale da capire quale sia l’obiettivo che si è posto l’autore.





