Valzer delle magnolie
Titolo originale: Magnolia waltz
Data di prima pubblicazione originale: 1994

Dopo un breve riassunto degli avvenimenti raccontati in Valzer in bianco, Valzer delle magnolie ci immerge nuovamente nella storia di Koto e Sagit, fuggiti dal Giappone e arrivati finalmente a Shangai, dove cercano di iniziare una nuovo ciclo.
L’idillio però ha breve vita. I fermenti politico sociali dell’India, infatti, trascinano Sagit in prima linea, costringendolo ad una separazione forzata da Koto.
Nell’anno in cui i due ragazzi vivono separati, Koto dà alla luce il piccolo Shin. La vita scorre tranquilla fino a quando, nonostante la lieta notizia dell’imminente ritorno di Sagit, la guerra tocca anche Shangai, mettendo in pericolo la vita di madre e figlio.
Come se non bastasse, a rendere il tutto ancora più drammatico ci pensa il vice re Aster, padre di Sagit, che rapisce il piccolo Shin cercando di usarlo come mezzo di ricatto al fine di allontanare il figlio dal movimento di indipendenza dell’India. Inizia così un frenetico viaggio che porterà Koto e Sagit sin nel cuore dell’India alla ricerca del loro piccolo. In questo punto della trama, inoltre, ricompare nella vita dei due innamorati Masaomi Kidoin, che li aiuterà nella ricerca di Shin e non solo.
Impossibile continuare a raccontare la trama senza svelare le diverse “sorprese” disseminate dall’autrice nel racconto.
Ciò che balza subito all’occhio, al termine della lettura dei tre albi che compongono la serie, è che Chiho Saito ha voluto scrivere una trama che compiacesse, nel bene o nel male, tutte le fan di questa storia. Probabilmente estrema in alcuni aspetti, Valzer delle magnolie risulta sì essere la continuazione di Valzer in bianco, ma il contesto da favola romantica viene totalmente abbandonato a favore di una trama che vuole apparire più matura e seria, risultando solo essere stucchevole ed eccessiva.
Il disegno è sempre di pregevole fattura e, sotto certi aspetti, anche la caratterizzazione dei personaggi muta leggermente rispetto all’inizio. Questo, probabilmente, per cercare di conferire ai visi dei protagonisti la maturità derivante dalla maggiore età e dalle esperienza vissute.
Una lettura che, in definitiva, risulta scorrevole. Consigliata sicuramente ai più accaniti lettori di Shojo e a tutti quelli che non sono restati totalmente soddisfatti dal finale di Valzer in bianco e vorrebbero, quindi, leggerne uno differente.
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