Inu-yasha
Titolo originale: Inuyasha
Data di prima pubblicazione originale: 1997

Kagome, giovane studentessa, pare essere la reincarnazione della sacerdotessa Kikyo che, nell’epoca sengoku (1600 circa mi pare), riuscì, perdendo la propria vita, a sigillare un potente mezzo-spettro chiamato InuYasha.
Tramite un varco temporale Kagame viene portata nel passato e si vede costretta a siglare una strana alleanza proprio con lo stesso spettro con lo scopo di recuperare la preziosissima sfera degli shikon, i cui frammenti sono sparsi nei luoghi più sperduti, che permette agli spettri di acquisire enormi poteri e che quindi, nelle mani sbagliate, potrebbe destabilizzare il già caotico Giappone feudale.
Vi basti sapere che fu proprio quella sfera, cercata dallo spettrale protagonista allo scopo di diventare spettro a tutti gli effetti, l’oggetto della contesa con la sacerdotessa.
Piano piano accanto a questi due protagonisti si affiancheranno altri compagni, un paio di nemici di un certo carisma (quali Sesshomaru, il fratello di InuYasha, e Naraku, altro spettro che ambisce la sfera per i suoi scopi) nonché una dose non indifferente di comprimari ricorrenti.
La storia parte con un’atmosfera molto più sanguinosa rispetto alle altre opere lunghe dell’autrice (morte, mostri disgustosi, ammazzamenti vari, sangue a fiotti) per ritornare ben presto nei binari della pseudo commedia sentimentale con sfumature d’azione.
Nonostante il background mitico e le enormi opportunità a livello di trama le singole vicende, anche quelle che fanno da perno allo sviluppo della trama, non durano più un centinaio di pagine togliendo molto al tono epico-avventuroso del manga.
Tanto per fare un esempio: lo scontro tra InuYasha e lo spettro che uccise suo padre (a sua volta enorme e potentissimo spettro), che altri autori avrebbero esaurito in 3 volumetti (goku contro freezer vi dice niente?) viene risolta in meno di cento pagine con un paio di colpi di spada.
In definitiva si tratta di un fumetto che, nonostante le apparenze, non si discosta troppo dal tipico Rumiko-manga, gradevole a livello visivo e godibile come sequenza di episodi ma poco sostanzioso a livello di sceneggiature.
Piacerà sicuramente a tutti coloro che gradiscono i manga dell’autrice e, visto che si ha una trama generale e non è solo una sequenza di episodi, forse anche a qualcuno in più.
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