di Osamu Tezuka

13 x 18, B, 296 pp, b/n, con sovracoperta, € 13,50
«Sul fondo di un vaso di pesci rossi si trova sempre acqua stagnante intorbidata da residui di cibo, escrementi, fanghiglia.
Forse anche il nostro mondo turbina di delitti e tragedie perché si trova allo stesso modo sommerso sul fondo del cielo.
Ma quale essere umano, nell’arco della vita, non ricerca la serenità dell’aria pura, anche solo per un istante?»
Pubblicati a cadenza mensile sulla rivista «Play Comic» tra il 1968 e il 1970, i racconti della raccolta Sul fondo del cielo risentono molto del clima politico di quel periodo. Il razzismo, l’arrivismo, le ossessioni meritocratiche, gli spiriti di fazione e di vendetta, i forsennati sentimenti che si accompagnano alla discriminazione sociale, «ogni sorta di sacro terrore e oscure allucinazioni» prodotti da idee moraliste che inducono sensi di colpa, sono i fenomeni sociali che Tezuka incontra in una serie di scenari sui quali pesano le ombre del passato, l’invadenza della spettacolarizzazione mediatica, le minacce tecnologiche e nucleari sulla biosfera e sull’esistenza umana.
Tuttavia, il risultato d’insieme non è un cupo incubo declamatorio e moraleggiante: i personaggi – tutti in qualche modo non inermi, ma impreparati alle singolari vie di fuga verso cui sono mossi – rivelano in fondo sentimenti puliti e semplici, e le loro storie sono attraversate da una carica d’ironia che irride ogni pretesa onnipotenza delle persone e degli immani apparati sociali che li opprimono.
Qua e là, Osamu Tezuka si autoritrae tra i personaggi, nei panni di un goffo e meditabondo visitatore, meravigliato e sconcertato dal suo tempo, spinto da un desiderio inesausto di ritrarlo.






















