C'è molto ottimismo a riguardo.
Speciale Zagor n. 24
Sangue nero
Soggetto e sceneggiatura:
Mirko Perniola
Disegni:
Gaetano e Gaspare Cassaro
Copertina:
Gallieno Ferri
Washington, gigantesco ex schiavo nero, è stato accusato di aver ucciso un bianco e condannato a morte. Ma poco prima che la sentenza sia eseguita, il prigioniero riesce a scappare, braccato dagli uomini della legge e dai cacciatori di taglie. Imbattutosi in Zagor, il fuggiasco grida la sua innocenza e la certezza che esista qualcuno che sia in grado di testimoniarla. Questo qualcuno, però, è un ubriacone che difficilmente potrà essere ritenuto credibile da un tribunale. Inoltre, quando l’accusato ha la pelle scura, sono pochi i giudici disposti a un verdetto di assoluzione. Non sarà facile per lo Spirito con la Scure evitare che Washington faccia una brutta fine...
Un albo che mi ha lasciato per un po' di giorni indeciso sul giudizio. Sia per quanto riguarda la storia che i disegni ci sono particolari che mi sono piaciuti e altri che invece non mi hanno convinto granché.
In generale non mi è piaciuto il modo in cui sono stati “disinnescati” alcuni colpi ad effetto inseriti nella trama per creare tensione e suspence nel lettore.
Inoltre in un'avventura possono e devono esserci vari momenti, comici, di tensione, di mistero, ecc… Però, se si sceglie un certo grado di realismo per le scene drammatiche, allo stesso tempo, va fatto anche per le scene più leggere in cui si stempera la tensione.
Come Nolitta non avrebbe vessato in quel modo una famigliola, allo stesso tempo per me non vi si può mettere accanto, nella stessa storia, comicità nolittiana e canzoncine con applausi.
O ci si attiene completamente alla nolittianità, o si punta a un racconto più moderno in tutte le sue parti. L’autore di turno sceglie quello che gli riesce meglio.
Va riconosciuta comunque a Perniola la volontà di dare qualcosa in più a Zagor per non renderlo asettico e anche i Cassaro stanno migliorando.
Considerazioni varie
Pag.43
La sagra del liscio:
I sedicenti cacciatori di taglie sparano come ladri di polli sia in questa occasione che in altre. E’ solo un dettaglio di poco conto riguardante la loro caratterizzazione ma io credo che vista la crudeltà dimostrata in seguito, simili canaglie è presumibile che siano maggiormente più abili a sparare. Perché, come la vita li ha resi dei pendagli da forca, allo stesso modo li ha resi dei pistoleri più abili. Almeno questo è il mio ragionamento.
Ecco una bella vignetta:
Pag.73
Anche Cico è reso meglio (non sempre ma…):
Pag.96
<
Vediamo se sei più veloce tu a spararmi oppure io ad aprirti la pancia>.
Uno dei cattivi ha tutta l’intenzione di ammazzare il bambino mentre gli altri stanno a guardare. Interviene e lo ferma l’indiano, un personaggio che lascia perplessi per il suo passare, a seconda della situazione, da guerriero con un codice d’onore a bastardo senza scrupoli.
In questi casi giungo sempre alla stessa domanda: com’è possibile che un branco di quella risma non tocchi una giovane donna per tutta una notte? Perché il loro capo non è una bestia? Eppure non ha mosso un dito quando veniva puntato il coltello alla gola del fanciullo.
Il discorso è il medesimo: se si intraprende la strada del realismo la si deve percorrere fino in fondo altrimenti nascono forti incongruenze.
Pag.121
<
Per fortuna il vostro fucile era scarico ..e io ero già pronto a gettarmi di lato>
Zagor dopo aver rischiato di essere impallinato, si giustifica dicendo “tanto io…”
Diciamo che ha avuto una gran fortuna. Non era pronto per niente e se il fucile non avesse fatto cilecca la vedova lo avrebbe poi usato come concime
Pag.125
Bella vignetta con Zagor che vola tra gli alberi:
E’ più un’eccezione che la regola perché in molte altre scene il protagonista è assai legnoso.
Pag.146
<
Lo Spirito con la scure non merita di perdere la vita per mano di un vile>
Quindi merita di perdere la vita per mano di un altro vile che vuole scalparlo mentre è svenuto!

No, secondo me l’intervento dell’indiano è solo un espediente usato per salvare la pelle a Zagor che si è fatto mettere al tappeto dai rubagalline. Logico che l’eroe non possa essere ammazzato ma il suddetto espediente va a discapito della caratterizzazione dell’indiano che finisce per essere un po’ ballerina.
Pag.157
<
In qualche modo dovevo pur sfogarmi>
A pag.103 non si era visto se il trapper avesse colpito lo sceriffo ma secondo me era chiaro che non fosse così. Il vecchio con quel suo sorriso e il cagnetto per compagnia risulta da subito una brava persona quindi non poteva in alcun modo uccidere un’altra brava persona. Soprattutto lo sceriffo che dall’inizio ha costituito la strada più semplice e logica per far guadagnare a Washington la libertà (come puntualmente accaduto).
Quindi in questo caso il tentativo di creare suspence non funziona molto e quello di pag.157 è un colpo disinnescato o giustificazione discutibile.
Finale
Che sia lieto ci sta ma un po’ meno zucchero forse era meglio.
Tutto è bene quel che finisce bene. Il vecchio ha dei nipoti, i bambini hanno un nonno, il negrone ha una casa e la vedova ha un grosso…aiuto per i lavori pesanti
Storia 6,5
Disegni 6.5